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La sanità pubblica italiana "vista con gli occhi" dell’Europa è sempre più debole e in debito di ossigeno! Vediamo perché. Partiamo da un dato confortante: l'aspettativa di vita nell'Unione Europea ha raggiunto, nel 2023, gli 81,4 anni, superando quindi i livelli pre-Covid e segnando un incremento di 0,8 anni rispetto all'anno precedente. Tuttavia, mentre cresce a longevità della collettività, la crisi del personale infermieristico in Italia continua ad aggravarsi, creando un pericoloso squilibrio nel nostro sistema sanitario.

Gli altri paesi europei portano via le migliori eccellenze all’Italia

Dato cruciale: in Italia, numeri schiaccianti, attualmente mancano 175.000 infermieri rispetto agli standard europei. La carenza è destinata ad aumentare a causa dei pensionamenti e della crescente fuga all'estero: ogni anno, circa 6.000 infermieri di casa nostra lasciano il paese in cerca di condizioni di lavoro migliori, attratti da altri sistemi sanitari europei. È un trend in netto peggioramento. Inoltre, nel 2024, 20.000 infermieri hanno già presentato dimissioni volontarie nei primi 9 mesi dell’anno, un dato preoccupante che riflette una tensione crescente nel nostro sistema sanitario.

Dal 2010 al 2024, il calo degli iscritti ai test di ammissione a infermieristica è stato superiore al 50%, mentre il gap di laureati rispetto agli altri Paesi dell’UE è pari al 20%. In parallelo, la tensione lavorativa per gli infermieri italiani è del 61%, il doppio rispetto alla media europea, il che dimostra quanto sia insostenibile la situazione per il personale sanitario italiano.

La crisi europea del personale sanitario: sanità pubblica italiana sta però peggio di tutti

La crisi europea del personale sanitario

A livello europeo, la situazione è sì difficile, ma almeno le politiche sanitarie non sono “pericolosamente dormienti” come da noi. In Europa mancano 1,6 milioni di infermieri, un dato che porterà, se non si interviene immediatamente, a un vuoto di 2,3 milioni di infermieri entro il 2030. La Commissione Europea, nel suo Rapporto sullo sviluppo sociale, evidenzia anche come la tensione lavorativa per gli infermieri sia un problema reale a livello continentale, ma in Italia la situazione è particolarmente critica, tra le peggiori del Vecchio Continente, con un numero di professionisti che non è sufficiente a coprire i bisogni di una popolazione sempre più anziana e affetta da patologie croniche.

Le alternative non sostenibili

In risposta alla carenza di infermieri, l’Italia sta puntando su soluzioni tutt’altro che appropriate, come l’assunzione di professionisti sanitari extra UE, continuando pericolosamente a prorogare una norma creata in periodo Covid, che consente di non applicare le disposizioni europee che richiedono requisiti minimi di formazione per poter operare. E come se fosse poco, siamo quasi sempre alle prese con difficoltà linguistiche e la mancanza di conoscenza delle regole del nostro sistema sanitario. Inoltre, si intende fare ricorso a figure surrogate, come gli assistenti infermieri, che non solo non sono insufficienti a garantire la qualità dell’assistenza, ma rappresentano un rischio per la sicurezza dei pazienti.

Concorrenza internazionale: un’escalation salariale

Nel frattempo, i Paesi europei più avanzati, da almeno un biennio consci della crisi, stanno aumentando gli stipendi per attirare personale qualificato. Regno Unito, Germania, Olanda e Belgio hanno superato i 2.500 euro netti al mese, mentre nei Paesi del Nord Europa (come Svezia, Norvegia e Danimarca) gli stipendi superano i 3.500 euro netti.

Questi Paesi non solo offrono salari competitivi, ma anche prospettive di carriera migliori, attirando così infermieri e professionisti sanitari dalle nazioni con minori compensi, come l'Italia, ancorata al terzultimo posto tra le retribuzioni.

La scadenza del 2026 e il rischio di spreco di risorse

Le politiche sanitarie italiane, purtroppo, non sembrano essere in grado di agire per colmare il divario. E se la sanità pubblica è in affanno, quella territoriale boccheggia.

Secondo il rapporto Agenas, solo il 3% delle Case della Comunità è effettivamente operativo con la presenza di medici e infermieri, mentre solo il 22% degli Ospedali di Comunità ha almeno un servizio attivo. Con la scadenza del 2026 per il completamento di queste strutture, la situazione nella sanità territoriale rischia di esplodere, sfociando in un enorme spreco di risorse pubbliche, quelle del PNNR Missione Salute, se non si interviene immediatamente.

Conclusioni: la necessità di un intervento urgente

Il Nursing Up sottolinea con forza che senza un cambiamento radicale nelle politiche sanitarie e una valorizzazione economica del personale infermieristico, l'Italia rischia di trovarsi di fronte a una crisi sanitaria senza precedenti, mentre l’Europa corre veloce verso la ripresa dei propri sistemi sanitari.

La crescente fuga all'estero, le difficoltà nell’attrarre nuove leve professionali e la carenza di personale qualificato mettono in serio rischio la sostenibilità del sistema sanitario nazionale.

Il futuro della sanità italiana dipende da scelte politiche tempestive e concrete: aumentare gli stipendi, migliorare le condizioni di lavoro e garantire adeguate prospettive di carriera per fermare l’emorragia di infermieri e nel contempo attrarre di nuovo i giovani verso le professioni sanitarie. In caso contrario, non solo l'Italia rischia di continuare a perdere i suoi professionisti migliori, ma si compromette in modo irrimediabile anche la qualità dell’assistenza sanitaria per milioni di cittadini, sempre più anziani e sempre più fragili.

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